Workout per lettori timidi

La parola che riassume al meglio il silenzio stampa dell’ultimo periodo è: tempesta. Presa da talmente tante vicende personali ho dovuto mettere in secondo piano i consigli di lettura, il bookstagram e la mia pace mentale. Se volete scoprire cosa bolle in pentola @k_kermit è il profilo instagram glam e fashion. Su Facebook invece caricherò un po’ alla volta video dove, ovviamente parlo in maniera più approfondita dei libri letti e che propongo qui sul blog.

Come annunciato sui social, parlerò anche di come avvicinarsi e ri-avvicinarsi alla lettura. Leggere apparentemente sembra un’azione molto semplice. Solitamente, si sceglie accuratamente un libro, ci si siede, lo si apre e tutto accade da se.

Dopo pochi minuti però la mente incomincia a vagare e gli occhi ripercorrono meccanicamente un paragrafo.

Passa una certa quantità di tempo prima che si riesca a girare una sola pagina. Frustrati, si chiude il libro e lo si appoggia da qualche parte. Il senso di umiliazione autoinflitto sottolinea come la lettura non sia una di quelle attività in cui si eccelle.

1. Introduzione: Smetterla con le scuse

Si inventano delle scuse: il tempo mancante, la stanchezza che fa incollare ermeticamente gli occhi, la noia profonda. Oppure si punta il dito contro il disturbo post traumatico da mattoni scolastici sorbiti nelle estati lunghissime e le successive interrogazioni ficcanti. Si aggiunge quel senso di ineguatezza e il muro dello snobismo dei personaggi che affollano il mercato culturale inchioda il lettore timido in un limbo mentale.

Queste poi portano ad allontanarsi sempre di più dalla lettura finendo per smettere completamente. Almeno fino al momento decisivo di scegliere che testo portarsi in vacanza, sperando che magicamente tutto ricominci a funzionare a meraviglia.

Ecco, però, che ci si incaglia di nuovo e ricomincia il leitmotiv di scuse.

La soluzione è semplice ed elegante: c’è un piccolo inghippo con la lettura. Da piacere diventa una sevizia autoimposta e si perdere quello che dovrebbe essere: piacere. O con un inglesismo, entrateinement.

La soluzione è altrettanto facile: accettare. Aver presente di non essere quei personaggi quasi mitologici che divorano testi ostici in poco tempo. Aver presente di avere dei limiti, labili, in quanto con un poco di allenamento si riesce a spostarli sempre più lontano.

Magari si scopre di avere un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA). Se in tempi più moderni, vengono subito riconosciute durante la scuola primaria, e affiancate da percorsi particolari, fino a qualche anno fa non era esattamente così. Anche perché, questi disturbi, hanno varie intensità e varie forme.

Prima ancora di decidere quale testo affrontare, bisogna essere rilassati. E’ del tempo che si dedica a sé stessi.

E questo è una cosa che devo ricordarmi spesso. Spinta dal senso d’inferiorità verso altri, e più illustri, bookblogger, mi impongo scadenze e scalette che si armonizzano male con i miei tempi, con la disposizione mentale che ho verso il libro e con il mio umore.

Dunque bisogna prendersi tutto il tempo che si vuole. Nessuno vi corre dietro. Non è una competizione. Siete voi che decidete scientemente di aprire un micro universo e tuffarvici a capofitto.

Bisogna lasciarsi alle spalle tutte quelle brutte sensazioni che vi hanno sempre bloccato e comprendere che c’è un’alternativa. Inizialmente potrebbe essere leggermente più faticosa, ma che se avviata e con qualche aggiustata vi permette di godere di nuovo del piacere della lettura.

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